Seduto in un banco di legno
con il calamaio incorporato,
asta con pennino a palazzo tra le dita
e occhi poggiati
sul quaderno a quadretti,
cercavo invano di risolvere
il problema di geometria.
Pensavo e ripensavo
all'astrusa ipotenusa,
che a dir il vero per me
era vera intrusa.
I passi del maestro
scandivano il tempo
che sembrava non finisse mai.
Solo la carta assorbente,
nella mia grande solitudine,
mi veniva in aiuto,
invece d'asciugar inchiostro
asciugava le mie lacrime.
Nessun commento:
Posta un commento